© Mens Sana in Corpore Sano (www.mscs.it)

Cos’ è una classe di Esercizi di Bioenergetica, ovvero che cosa non è una classe di Esercizi di Bioenergetica

di Ellen Green Giammarini

Tratto da: Estratto dall’articolo pubblicato sulla rivista Anima e Corpo tratto dall’ International Journal of Bioenergetic Analysis traduzione di Piero Rolando

La questione iniziale: che cos’è una classe di Esercizi Bioenergetici?
Spesso sembra che possa essere di tutto per tutti. È uno spazio in cui provare metodi che pretendono di risvegliare la Kundalini dei partecipanti, oppure un gruppo per impegnarsi a fondo nelle tecniche Gestaltiche, o di musicoterapia, o di arteterapia, o invece una classe in cui fare una dimostrazione di esercizi di Psicosintesi di Assagioli, o è la tribuna appropriata per persone che siano state nel famoso ashram in India per tre settimane e che vogliono trasmettere i segreti del Guru? Chiaramente sto sconfinando nella sfera di ciò che gli esercizi di Bioenergetica non sono, alla ricerca di una risposta alla mia questione iniziale. Tuttavia, è difficile evitare tale sconfinamento, dal momento che molte attività che passano sotto il titolo di "esercizi di Bioenergetica", nella pratica effettiva risultano essere ciò che questi non sono. ...
Il mio sforzo per rispondere alla domanda posta nel titolo consiste principalmente in un tentativo di chiarimento di alcune aree pratiche della Bioenergetica: che cosa si sta realmente facendo. Il bisogno di questo impegno non è nato dal fatto che Alexander Lowen non sia stato chiaro in ciò che ha scritto e detto fino a oggi. Nell’area degli esercizi di Bioenergetica il testo di Alexander e Leslie Lowen “Espansione e integrazione del corpo in Bioenergetica, manuale di esercizi pratici” (Astrolabio) è notevole per la chiarezza sia della parte scritta che delle illustrazioni che contiene.
Il materiale che segue è basato principalmente sulle mie esperienze in Europa, tuttavia l’evidenza suggerisce che anche negli Stati Uniti, in alcune occasioni, i professionisti cedono alla tentazione di usare la classe di esercizi di Bioenergetica come acchiappa-tutto. Così, la questione posta nel titolo di questo articolo può essere interessante al di là dei confini europei. Anzi, come tenterò di dimostrare, è una problematica che ci porta oltre i confini delle stesse classi di Esercizi Bioenergetici, nell’area dei principi fondamentali della pratica psicoterapeutica. Ciò ci conduce altresì a un esame di alcuni basilari precetti etici propri di questa professione.

Tra il dire e il fare...
Siccome non mancano principi stabiliti in modo lucido, sia per la teoria che per la prassi Bioenergetica, e poiché le teorie sono chiare e illuminanti, il fatto che la pratica da parte dei nuovi praticanti sia scrupolosamente basata su questi principi e queste teorie è un presupposto che viene comprensibilmente dato per scontato. Tuttavia, lasciare totale libertà di scelta individuale relativamente all’imbarcarsi in un’attività operativa in questa o in qualsiasi altra area della nostra professione, insieme con la mancanza di supervisione dei contenuti o della sostanza di tali attività, una volta intraprese, significa permettere che molte distorsioni si insinuino o perfino prolifichino nel lavoro. Nel campo della Bioenergetica, che include sia la psicoterapia che le classi di esercizi, possiamo acquisire una grande quantità di conoscenze teoriche prima di avere maturato molta esperienza pratica e/o prima di avere sviluppato un’attitudine matura nei confronti del lavoro. Laddove manca una vasta esperienza di lavoro, una salutare cautela da parte del conduttore della classe - potremmo chiamarla modestia professionale - può costituire una salvaguardia adeguata. Però tale modestia (o umiltà) raramente si accompagna con l’immaturità. Più spesso sembra prevalere l’equazione paradossale che l’ambizione esteriore cresce in proporzione diretta con l’impreparazione interiore. ... Quando ciò si verifica, allora le classi d Esercizi Bioenergetici sembrano offrire l’irresistibile opportunità di "saltare le tappe" della crescita professionale. ...

In gruppo per gli esercizi o per l’analisi
Vi possono essere alcuni elementi di confusione circa la natura di una classe di Esercizi Bioenergetici. Uno di questi concerne la differenza tra una classe e una terapia di gruppo di Analisi Bioenergetica. ... Non solo i principianti, ma talvolta anche terapeuti riconosciuti, cedono alla tentazione di trasformare una "banale" classe di esercizi in una "eccitante" terapia di gruppo. Qui viene messa in gioco anche l’etica professionale, perché non possiamo (eticamente) stabilire un contratto che offra ai partecipanti classi di esercizi e poi procedere a coinvolgerli in una terapia di gruppo, con tutto ciò che comporta sia per la psiche che per il corpo.
Con i conduttori che hanno le idee chiare rispetto all’etica professionale esiste un problema più intrinseco. Cioè come fare in modo che la classe di Esercizi Bioenergetici non si trasformi in un gruppo di terapia, il che è qualcosa che può accadere anche contrariamente alle intenzioni e ai desideri del conduttore. Qui sono necessarie tanto la capacità quanto l’integrità professionale. Ciò comporta il fatto di avere concetti chiari riguardo allo scopo e alla natura del lavoro nelle classi di Esercizi Bioenergetici e anche la capacità di riportare il lavoro all’interno dei suoi precisi limiti. Data la "efficacia potenziale" degli esercizi bioenergetici, questo non è un compito facile. ... Si deve mantenere il lavoro all’interno di limiti specifici, incoraggiando nello stesso tempo il fluire dell’energia (non bloccandola) e tutto questo mentre si conduce un esercizio per, diciamo, dieci persone, piuttosto che dando istruzioni semplicemente a un singolo individuo. Insieme con la chiarezza dei concetti è necessario sviluppare l’abilità di fare distinzioni, anche sottili, in relazione al lavoro: come nella scelta, sequenza, durata e "dosaggio" degli esercizi; e in relazione ai partecipanti: per esempio di fronte alle variazioni delle reazioni individuali agli esercizi e alla differenziazione dei ritmi e/o dei "fattori di tolleranza".

Le qualità necessarie al conduttore
Per un conduttore di classi di Esercizi Bioenergetici sono necessarie capacità e una somma di esperienze non indifferente; deve essere in primo luogo esperto circa la propria persona in relazione agli esercizi di Bioenergetica, deve avere consapevolezza della loro potenza e una conoscenza pratica dei principi fondamentali della Bioenergetica. Deve avere un’attitudine all’osservazione, estremamente allenata nel notare piuttosto che nel ricercare, cioè nel vedere il corpo piuttosto che nel guardare alla ricerca della struttura caratteriale. Lo scopo è quello di condurre la classe di Esercizi di Bioenergetica in modo creativo, consentendo ai partecipanti di vivere un’esperienza ricca e in espansione pur mantenendo una specifica struttura.
In altre parole, la flessibilità all’interno di una struttura è positiva, mentre la negazione di una struttura è distruttiva. Il risultato è la distruzione di una forma: in questo modo il caos tende a sostituirsi al contenuto. Anche l’esperienza e l’attitudine all’insegnamento sono vantaggiosi. ... Così le classi di Esercizi hanno un posto - vorrei dire persino un posto essenziale - nei programmi di formazione, oltre al loro vantaggio complementare, importantissimo, di procurare un lavoro supplementare sul corpo per le persone in formazione.
Gettando uno sguardo al di là di quest’area professionale, la classe di Esercizi Bioenergetici è uno strumento potente, sebbene trascurato, di miglioramento della società contemporanea, e potrebbe anche svolgere un ruolo importante nell’area della medicina preventiva. ...
Il conduttore della classe, nell’uso degli esercizi deve operare l’equivalente della valutazione fatta dal terapeuta nei riguardi dell’utilizzazione di una tecnica potenzialmente efficace o meno e/o del limite entro cui usarla, precisamente perché gli esercizi non devono essere impiegati come tecniche terapeutiche potenti. Cioè devono essere contenuti entro certi limiti. C’è un percorso sottile, se non stretto e rettilineo, per muoversi nelle classi di Esercizi Bioenergetici senza trasformale in ciò che non sono. Gli esercizi di Bioenergetica possono anche essere usati come esercizi per sé ... nel lavoro che facciamo ... come esseri umani dediti a ciò che Lowen chiama "la verità del corpo" (1989). Egli ha altresì affermato con una frase semplice e vivida che il "corpo è la persona" (1984).
La persona compiuta è quella che è in contatto con entrambe: le sensazioni e le emozioni. Ed entrambe - emozioni e sensazioni - sono localizzate, e talvolta rinchiuse, nel corpo. Lo specifico proposito degli esercizi di Bioenergetica è quello di aiutare a sbloccare l’energia intrappolata o confinata all’interno del corpo e accrescere la mobilità ai livelli muscolare ed emozionale. Le classi di Esercizi di Bioenergetica condividono questa finalità con l’Analisi Bioenergetica, alcuni dei mezzi utilizzati sono i medesimi (vale a dire gli esercizi bioenergetici!) ma il loro uso nelle classi differisce da quello fatto in terapia. Entriamo inevitabilmente nell’arena di soma e psiche quando lavoriamo bioenergeticamente, ma come conduttori di classi di Esercizi Bioenergetici non ci impegniamo in psicoanalisi, anche se le nostre qualifiche professionali ci abiliterebbero a farlo. Il nostro intervento nell’area psicologica è chiaramente più limitato. Al tempo stesso, come ho imparato conducendo classi di Esercizi Bioenergetici per partecipanti che non erano in terapia, è proficuo e incoraggiante vedere in che misura le persone che vivono nella società contemporanea e che soffrono dei mali dei giorni nostri possano trarre beneficio da questa specifica modalità di lavoro bioenergetico. ... Ogni professionista nel campo della Bioenergetica sa che cosa sia un esercizio bioenergetico. Perciò, la domanda pertinente a questo punto si incentra in realtà sui suoi specifici usi nelle diverse circostanze. Qual è la modalità, la portata, l’intensità, il metodo d’impiego degli esercizi bioenergetici nei differenti contesti? Per esempio, possiamo essere consapevoli della natura degli esercizi bioenergetici e tuttavia trasformare una classe di Esercizi Bioenergetici in qualcosa che non lo è più. ...

Background
Prima di condurre classi di Esercizi Bioenergetici la mia esperienza nel campo della Bioenergetica è consistita di tre anni di Analisi Bioenergetica con Alexander Lowen. Il mio lavoro professionale si svolgeva nell’ambito teatrale con una vasta esperienza di insegnamento. Durante il periodo in cui fui in terapia con il dottor Lowen fondai e divenni il direttore artistico del "West Side Actors Workshop and Repertory" di New York, dove formai attori e scrissi e diressi opere per il nostro teatro stabile. ... È significativo che anche in questo lavoro il risultato stia in sottili, ma fondamentali, distinzioni. Il lavoro con l’attore è finalizzato ad aiutarlo ad acquisire tecniche di recitazione: l’abilità nell’arte di recitare. Il suo scopo quindi non è la psicoterapia, anche se il suo lavoro per l’acquisizione e la pratica di questa abilità è terapeutico di per sé.
In modo simile le classi di Esercizi Bioenergetici non dovrebbero essere finalizzate a dare psicoterapia ai partecipanti anche se, quando siano condotte in modo corretto, le classi sono indubitabilmente (e giustamente) terapeutiche.
Negli ultimi due anni del mio lavoro a New York usai alcuni esercizi e tecniche bioenergetici con l’approvazione e l’incoraggiamento del dottor Lowen. ... L’efficacia dell’aiuto dato agli attori con tecniche bioenergetiche può essere immaginata da chiunque abbia familiarità con esse. Tuttavia, sia durante una lezione come insegnante che nel corso di una prova come direttrice, mi curai di tenere in mente la distinzione tra l’insegnare una abilità, da un lato, come il lavorare con un attore sul suo ruolo in una recita usando alcune tecniche bioenergetiche, e l’uso di tali tecniche per dare psicoterapia, dall’altro.

Un lavoro sul corpo non vale l’altro
La mia formazione prima della terapia ha incluso una grande quantità di lavoro corporeo. Ho studiato danza da bambina (danza classica) e da adulta (danza moderna) e ho praticato molti sport. Questo tipo di coinvolgimento con il corpo, come ben presto imparai, nell’Analisi Bioenergetica può divenire ciò che ora chiamerei una "soluzione schizoide". Il dottor Lowen ha sottolineato che molti ballerini di straordinaria abilità in grado di eseguire movimenti virtuosistici, sono completamente privi di sentimenti corporei. Ciò non di meno, questo tipo di esperienza conferisce un’utile conoscenza tecnica circa il corpo e il suo allineamento, mentre è fermo o in movimento. ...
Può essere interessante aggiungere che la danza che studiai da adulta fu presso il "Marta Graham School of Contemporary Dance". In quel periodo era Marta Graham stessa a insegnare. Lo specifico spunto interessante consiste nel fatto che la tecnica Graham è rinomata per il modo in cui spinge i ballerini ad avere una relazione con il terreno. Le figure di caduta della Graham sono famose per la loro bellezza e sono usate sia in coreografia che nelle lezioni tecniche. La tecnica stessa viene studiata a piedi nudi, sebbene nell’eseguirla i ballerini possano indossare calzature come parte del loro costume nei pezzi teatrali. In ogni caso, c’è una continua identificazione della realtà del suolo, "spingendo" consapevolmente e fisicamente con i piedi contro il suolo per effettuare balzi o salti, oppure correndo, o impennandosi. ... Nello stesso tempo, la tecnica Graham non coinvolge i ballerini in un "grounding" nel senso di Lowen – anzi è lontana da ciò. L’enfasi è posta sullo "spingere su" con i muscoli del ventre ed è questo "spingere su" (e "dentro" come risultato) che permette lo svolgimento di figure di caduta così meravigliosamente controllate e di figure di nuova risalita ugualmente stupende. Nel lavoro di Lowen l’enfasi è invece sul "fare scendere" e ciò comporta il lasciare la pancia "fuori". La modalità di ciascuno nell’usare la relazione con il suolo potrebbe essere usata come l’illustrazione di una delle molte differenze tra il teatro e la terapia. ...
Così, mentre è storicamente interessante che il lavoro della Graham e quello di Lowen si siano sviluppati entrambi intorno allo stesso periodo del ventesimo secolo ed entrambi abbiano un consapevole e fondamentale rapporto con la terra, essi non sono la stessa cosa.
Quando studiavo e lavoravo a New York, avevo notato che la gente usava seguire poche lezioni con uno dei grandi tra gli insegnanti di recitazione, e poi abbandonava le proprie ambizioni di attore e decideva di aprire la propria scuola privata di recitazione. Erano degli insegnanti auto-riconosciuti con un’insufficiente esperienza di lavoro come di vita. Normalmente avevano una qualche conoscenza della psicoanalisi, se non per esperienza personale almeno a livello teorico. Nelle loro lezioni, gli esercizi di "apertura" venivano usati in modo tale (per inesperienza o con intenzione) da rendere l’apprendista un attore emotivamente dipendente dal suo insegnante mentre il loro uso pienamente adeguato all’interno di un autentico metodo di insegnamento è quello di rendere capace l’attore di diventare un artista indipendente.
Già a quei tempi, lavorando in campo teatrale, la mancanza di fare distinzioni, che osservai dovunque, era la mia forma di "fissazione", che stranamente doveva applicarsi più tardi, nel campo dell’Analisi Bioenergetica, relativamente alla differenza tra le classi di Esercizi Bioenergetici e le terapie di gruppo di Analisi Bioenergetica. Credo che questo retroterra m’aiutò a offrire la prima classe di Esercizi Bioenergetici a Roma (prima che il manuale di esercizi di Bioenergetica di Alexander e Leslie Lowen venisse scritto) in modo tale da far sì che questa distinzione essenziale fosse fatta e mantenuta. La mia esperienza è stata quella di aver condotto lezioni senza mai averne prese come partecipante, poiché le classi di Esercizi Bioenergetici non esistevano a New York prima che io la lasciassi. Perciò potei non prendere nulla per scontato, e condurre i partecipanti in ciascuna lezione fu in qualche misura un’avventura nell’ignoto. Questo mi spinse a riflettere, in ogni fase delle classi, sia a un livello teorico che sul piano concreto. Ed è questo aspetto, credo, che rende utile un racconto particolareggiato dell’esperienza.

La prima classe di Esercizi Bioenergetici a Roma negli anni Settanta
Le persone che a Roma diedero inizio al progetto di classi di Esercizi Bioenergetici erano intellettualmente vive ... Mi sembrò infatti che il loro interesse per gli Esercizi Bioenergetici avesse una componente intellettuale così ampia da rivelare un possibile tranello. ... Perciò all’esordio evitai di parlare degli esercizi, mentre mi dichiarai pronta a farli con il gruppo. Così iniziò la prima classe di Esercizi di Bioenergetica a Roma. Alcuni dei partecipanti erano in Vegetoterapia Reichiana, altri no. L’Analisi Bioenergetica non era ancora praticata in Italia.
Quale fu l’approccio che usai? Condussi le classi massimizzando l’azione e minimizzando la discussione. Le spiegazioni furono date a piccole dosi. Le istruzioni verbali per gli esercizi potevano includere brevi spiegazioni del loro campo d’azione e del loro scopo, spesso unite con indicazioni attraverso il contatto: una leggera pressione esercitata con la mia mano in modo tale da aggiustare la posizione o la postura di qualcuno era più eloquente e di maggiore aiuto di una profusione di spiegazioni. Con questo particolare gruppo mi sembrò che fosse particolarmente importante operare il più possibile a un livello non verbale. Infatti, in questo gruppo a un estremo si trovava l’approccio intellettuale agli esercizi, mentre all’altro c’era un interesse primario sul come questi potessero condurre all’espressione emozionale, o specificamente all’"esplosione" emozionale. Procedendo spiegai alla classe, nel suo insieme, che durante il lavoro fisico (gli esercizi stessi) la nostra attenzione era diretta ai nostri corpi, senza che ci fosse una ricerca mentale di risultati a qualsiasi livello. Lasciarsi andare alle lacrime era un fenomeno positivo, risultante dall’approfondimento della respirazione e dall’allentamento delle tensioni muscolari, tensioni che probabilmente si erano create originariamente allo scopo di trattenere le lacrime. Tuttavia, allora non stavamo ricercando quello specifico allentamento. Stavamo semplicemente facendo gli esercizi con la modalità bioenergetica mentre il risultato accadeva.
Con questo tipo di approccio stavamo anche imparando a permettere al risultato di arrivare.
Il mio lavoro consistette in ampia misura nel dirigere l’attenzione di ogni partecipante verso il proprio corpo. Scoprii anche che l’abilità del conduttore consiste nel dirigere l’attenzione senza dire ai partecipanti che cosa dovrebbero sentire, ma semplicemente aiutandoli ad arrivare al sentire, qualsiasi siano i sentimenti e le sensazioni nel loro corpo. Dove una persona sente tensione o sforzo un’altra può sperimentare sensazioni fluenti. Dove un esercizio originariamente causa dolore può, con la sua ripetizione e l’allentamento della tensione, procurare piacere.

Una preziosa esperienza
... In questa prima classe di Esercizi Bioenergetici a Roma tutti i miei commenti e le mie spiegazioni erano distribuiti lungo l’arco del tempo e sempre dati congiuntamente con il lavoro fisico che veniva fatto. Dissi ai partecipanti che l’effetto degli esercizi ... era cumulativo e non poteva essere istantaneo. Ciascun partecipante avrebbe progredito - o iniziato un suo processo - con i propri ritmi e la propria velocità. Un lavoro fisico introduttivo potrebbe essere semplicemente quello di chiedere ai partecipanti di stare con i piedi paralleli e separati, le ginocchia piegate (o "sbloccate") e di lasciare il proprio peso andare giù giù giù... Quando, in seguito all’approfondimento della respirazione, si verificava spontaneamente una reazione emozionale durante un esercizio, ciò spesso causava paura o perfino sensazioni di panico nei partecipanti. Per chi era in terapia tale allarme era meno acuto e, vorrei sottolineare, l’insieme dell’esperienza poteva essere rinviata al terapeuta alla seduta successiva. Tuttavia, se un partecipante non in terapia mostrava segni di avere tali difficoltà, andavo da lui immediatamente, suggerendogli di interrompere l’esercizio e di raggomitolarsi nella posizione intra-uterina. Di solito mantenevo un contatto fisico con lui, posandogli la mano sulla spalla o sul braccio, se tale contatto era gradito e di conforto. Mentre il resto del gruppo continuava a lavorare, io passavo quindi a spiegare alla persona in questione, in termini generali e principalmente fisici, in che cosa credevo consistesse la difficoltà. Per esempio: la respirazione si era ampliata troppo e troppo rapidamente; era a un volume tale che il partecipante non poteva ancora contenere. La cosa più importante che dicevo era che avremmo fatto bene a procedere molto lentamente e che la sua capacità di respirare in modo più profondo e di sostenere certi esercizi sarebbe cresciuta gradualmente, come la sua capacità di lasciarsi andare alle lacrime. Dicevo in modo del tutto franco che non faceva parte dei miei scopi entrare nel merito (cioè analizzare) degli specifici contenuti emozionali dei problemi che causavano le sue difficoltà presenti. ... Anche questo faceva parte del mio sforzo di mantenere la distinzione tra le classi, dove ci incontravamo regolarmente per fare Esercizi Bioenergetici, e la situazione di terapia di gruppo.
Se uno dei partecipanti stava gridando e non semplicemente esprimendo le sue sensazioni di disagio in una forma verbale, io gestivo la situazione esattamente nello stesso modo. Mi sto riferendo all’urlare inteso come esperienza di un fenomeno spaventoso, non come una naturale liberazione spontanea. All’inizio uno o più dei partecipanti alla classe che avevano avuto esperienze di terapia di gruppo venivano a toccare o a parlare con il partecipante che stava gridando. ... In effetti, senza offendere i sentimenti di coloro che volevano dare conforto, tendevo a scoraggiare attivamente questo comportamento. La ragione era, precisamente, che volevo mantenere la distinzione menzionata sopra. Il supporto attivo, il conforto e la solidarietà degli altri membri del gruppo sono un elemento essenziale delle sessioni di terapia di gruppo, come quei partecipanti che avevano più esperienza e buone intenzioni sapevano. Tuttavia io non stavo lavorando per il tipo di sblocco emozionale o per il tipo di esperienza che sono lo scopo della terapia di gruppo. Così sentivo che era meglio gestire questi eventi quietamente, da me stessa, ... mentre ciascun altro continuava il lavoro sul proprio corpo nello specifico esercizio che era in corso in quel momento. In effetti, non volevo che le regole o le atmosfere di una seduta di terapia di gruppo si insinuassero nella classe di esercizi. ...

Direzione: dentro di sé
Durante questi interludi a tu per tu trovai che era possibile anche dirigere la mia attenzione sulla classe come un tutto, seguire il suo lavoro e perfino dare occasionali istruzioni verbali senza disturbare il confortevole contatto con il membro della classe che non stava partecipando agli esercizi in quel momento. Difatti, come dichiarato dall’inizio, avevo incoraggiato tutti i partecipanti a concentrarsi su quello che stavano sentendo all’interno del loro proprio corpo, a entrare e a vivere nel proprio corpo, lasciando cadere il controllo e altri tipi di attività mentale per quanto possibile, durante la sessione di esercizi. C’erano delle eccezioni a questo totale auto-assorbimento (o assorbimento nel proprio corpo), riguardo certi esercizi intrapresi insieme con altri partecipanti, ma era nondimeno una regola-guida generale e principale alla quale incoraggiai ciascuno ad aderire. ...
Diventò sempre più chiaro che il conduttore poteva avere bisogno di scegliere la comunicazione a tu per tu in un qualsiasi momento durante la classe e non soltanto in occasione dell’emergenza di picchi emozionali. Talvolta semplicemente guardando il corpo di una persona appare evidente che ha bisogno di un extra di spiegazioni verbali (o tocchi), che potrebbero non essere necessariamente di aiuto (e potrebbero perfino essere causa di distrazione) per gli altri membri della classe. Per quanto riguarda gli esercizi "chiassosi", per alcuni partecipanti l’urlare, il gridare e lo strillare degli altri membri della classe era stato emotivamente disturbante e aveva risvegliato sensazioni di angoscia prima che essi stessi avessero colto l’opportunità di protestare vocalmente. In questi casi spiegavo, ancora su una base a tu per tu, che tale reazione era probabilmente dovuta ai propri impulsi a gridare (o "aggredire") inibiti, insieme con un grande bisogno di darvi sfogo. La situazione collettiva aiuta qui grandemente il processo dello "sfogare", poiché i primi timidi sforzi che potrebbero risultare imbarazzanti per il novizio vengono sommersi nel clamore generale. ...

Uno spazio per parlare
Dopo alcuni mesi trascorsi utilizzando questo approccio, pensai che i partecipanti avessero sperimentato gli esercizi fisici in misura sufficiente da poterne parlare a un livello teoretico, senza distorcere o sminuire il lavoro corporeo. ... Avevo deciso di dedicare l’ultima mezz’ora di questa particolare classe a quella discussione che i partecipanti avevano così tanto desiderato ingaggiare durante l’orario dedicato alla classe quando avevano iniziato a lavorare insieme. Ma ora il mio suggerimento di parlarne fu accolto con espressioni vuote o distratte. Come iniziai a dire che intendevo fare una discussione di classe sentii impazienza e frustrazione intorno a me. Le persone erano nei propri corpi. Cioè stavano sentendo la propria energia muoversi a quel livello e mentre ciò accadeva non avevano alcun desiderio di innalzarla su un piano intellettuale. Fu un momento stupendo. Cedetti immediatamente e continuai il lavoro fisico. Questa esperienza indicò la potenza e il valore degli esercizi e mi sembrò anche che l’approccio usato fosse corretto. Potevano queste persone essere le stesse che soltanto pochi mesi prima erano interessate principalmente all’intellettualizzazione della Bioenergetica, che avevano dimostrato nella classe, in quel periodo, una resistenza abbastanza forte a fare gli esercizi? ...
Dopo di ciò fu difficile qualsiasi ciancia durante la classe e, con l’eccezione dei periodi dedicati agli esercizi fragorosi, prevalse un silenzio completo, rotto soltanto dal suono del respiro.
Non ho fatto questo resoconto per dimostrare che non c’è tempo e spazio per le discussioni intellettuali e le teorizzazioni, ma semplicemente, per confermare che il momento e il luogo appropriato non è nel mezzo di una classe di Esercizi Bioenergetici. Né è all’inizio. L’arte dell’insegnamento qui consiste nel comunicare il campo delle attività che vengono intraprese in modo tale da aiutare i partecipanti a muoversi in direzione del corpo fin dal principio. Abitualmente "in modo tale" significa: una frase alla volta e in momenti scelti. Anche il tono di voce con cui vengono date le istruzioni è di importanza primaria: non è finalizzato a pilotare l’attenzione verso il conduttore e interrompere un inizio di concentrazione, ma a comunicare con le persone che stanno cominciando a essere coinvolte nel lavoro corporeo e ad aiutarle a un livello pratico in ciò che stanno facendo in quel momento. Non è il tono di voce con cui si tiene una conferenza di tipo logico indirizzata all’intelletto, né si tratta di istruzioni e/o di spiegazioni fatte come digressioni didattiche. In breve, la voce è non intrusiva, ma in armonia con ciò che sta accadendo o che viene fatto in un dato momento. Certo, una o due frasi possono essere pronunziate giusto all’inizio della classe, prima che il lavoro cominci, sebbene io preferisca avere le persone in piedi con le ginocchia piegate che lasciano cadere giù il peso fin dall’inizio, incluso il momento in cui vengono fatti i commenti introduttivi. Ciò significa stabilire immediatamente le giuste priorità, sia per il conduttore che per i partecipanti. ... Viene fornita abbastanza teoria per il fare del momento, ma non tanta da dirigere l’attenzione dei partecipanti lontano dal proprio corpo e verso le elucubrazioni intellettuali.

Azioni a volte un po’ speciali
È importante sottolineare che l’uso del verbo "fare" qui non è correlato all’attività meccanica: qualsiasi "fare" nelle classi è in relazione alle sensazioni e ai vissuti corporei ("Il fare che conduce all’essere"). Così il "fare" qualche volta può sembrare quasi inattivo, come nell’esempio dato sopra circa lo stare semplicemente in piedi e lasciar cadere il peso. Si tratta di un approccio biologico ed energetico (donde bioenergetico) a un processo naturale di approfondimento del respiro e di liberazione delle energie bloccate nei muscoli tesi. Qualche volta i movimenti che ne risultano sono ampi e attivi, ma il proposito non è mai la perfezione meccanica dell’esecuzione. ...
Il conduttore può, anzi dovrebbe, rispettare il desiderio dei partecipanti di imparare gli esercizi a un livello intellettuale, ma mai a spese della loro vera natura e funzione, che deve essere percepita su un piano fisico. ... Mentre la prima classe a Roma era composta sia da persone che erano in terapia sia da persone che non lo erano, più tardi, quando le classi crebbero di numero, la maggior parte erano costituite esclusivamente da persone non in terapia. In entrambi i casi, all’inizio spiegavo molto chiaramente lo scopo degli Esercizi di Bioenergetica: aiutare ciascun partecipante a entrare in un contatto più profondo con il proprio corpo, ad accrescere le sensazioni nel corpo, divenire consapevole delle tensioni muscolari e dei blocchi e, lavorando con il movimento e la respirazione, attraverso un processo molto graduale, tentare di rilasciarli. Il risultato a cui speravamo di arrivare con questo processo era un fluire più libero dell’energia nel corpo, che avrebbe portato a un maggior sentimento di vitalità, che a sua volta avrebbe accresciuto la capacità dei partecipanti di provare piacere. ...
Il resoconto sulle prime classi di Esercizi Bioenergetici a Roma illustra un altro fattore importante. Quando le persone sono state dominate da propri processi mentali per quasi tutta la vita, questi esercizi le metteranno molto presto in contatto con le loro sensazioni e sentimenti, cioè con i loro processi corporei.
Tra gli uomini e le donne che sopravvivono sotto la pressione della vita di città della nostra epoca, i mezzi che forniscono un aiuto in direzione del sentimento, di una maggiore vitalità fisica, rappresentano un bisogno urgente. Ciò era dimostrato dalla velocità con cui cresceva il numero delle classi a Roma, simultaneamente all’allungarsi della lista di attesa, sebbene non ci fossero annunci pubblicitari. I partecipanti comprendevano studenti universitari, insegnanti scolastici, impiegati di banca, casalinghe, medici, psicologi, psicoterapeuti e altri professionisti. Perfino un ufficiale dell’esercito.